Marlene Dietrich: la storia della grande diva da Schöneberg al successo di Lili Marleen
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| Marlene insieme al marito Rudolf |
Marie Magdalene Dietrich (nota con lo pseudonimo di Marlene Dietrich, dato dalla fusione del suo primo e secondo nome
di battesimo) nacque a Schöneberg,
oggi quartiere di Berlino, il 27 dicembre 1901(data incerta, dal momento che
lei stessa dichiarò più di una volta di essere nata nel 1904) da Louis Erich Otto Dietrich, un ufficiale
militare prussiano ed Elisabeth Josephine
Felsing, figli di un gioielliere.
Suo padre però muore quando lei è ancora solo
una ragazza, e in seguito a ciò la madre sposa Edouard Von Losch, un ufficiale di cavalleria.
Già dalla tenera età di quattro anni, Marlene
inizia a studiare il francese, l’inglese, il violino e il pianoforte. Purtroppo
però a causa di uno strappo ai legamenti di un dito della mano fu costretta ad
interrompere il suo percorso di studi della musica strumentale. Questo però non
ferma la sua volontà di fare carriera e si diploma come cantante all’Accademia di Berlino.
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| Marlene nel film "Tragedia d'amore" |
Intorno al 1922 inizia a farsi strada nel mondo
del teatro e della recitazione, frequenta infatti anche scuola del regista Max Reinhardt e dopo poco tempo inizia
ad ottenere piccoli ruoli a teatro e in alcuni film muti.
Nel 1923 la giovane Marlene, ormai attrice affermata sposa Rudolf Sieber, un professionista ben inserito nel mondo del cinema che la aiuta ad ottere un ruolo nel film “Tragödie der Liebe”, cioè “Tragedia d’amore” (1923). Dopo solo un anno dal matrimonio la coppia ha una figlia: Maria Elisabeth.
Nel 1923 la giovane Marlene, ormai attrice affermata sposa Rudolf Sieber, un professionista ben inserito nel mondo del cinema che la aiuta ad ottere un ruolo nel film “Tragödie der Liebe”, cioè “Tragedia d’amore” (1923). Dopo solo un anno dal matrimonio la coppia ha una figlia: Maria Elisabeth.
L’angelo azzurro
Nel 1930 firma il contratto per il film che la
porterà al successo: “L’angelo azzurro”
per la regia di Josef Von Sternberg,
tratto dall’omonimo romanzo di Heinrich
Mann.
C’è da dire però che il ruolo della protagonista fu suo solo per caso, il progetto del film prevedeva l’attore Emil Jannings e Brigitte Helm, che però dovette rifiutare perché impegnata. Stenberg scartò l’attrice proposta da Jannings, Lucie Mannheim e scritturò Marlene, ancora sconosiuta al pubblico del grande schermo, alla quale si dedicò con così tanto impegno da destare la gelosia della star coprotagonista.
C’è da dire però che il ruolo della protagonista fu suo solo per caso, il progetto del film prevedeva l’attore Emil Jannings e Brigitte Helm, che però dovette rifiutare perché impegnata. Stenberg scartò l’attrice proposta da Jannings, Lucie Mannheim e scritturò Marlene, ancora sconosiuta al pubblico del grande schermo, alla quale si dedicò con così tanto impegno da destare la gelosia della star coprotagonista.
In questa pellicola la Dietrich interpreta il
ruolo della bella e provocante cantate Lola
Lola che si esibisce nel locale cittadino, per l’appunto dal nome “Der Blaue Engel” (l’angelo azzurro).
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| Scena dal film "L'angelo azzurro" |
Questo fu il primo film sonoro del cinema
tedesco e la pellicola venne girata sia in tedesco che in inglese. Curioso è
cosa fece la diva per questo film: il regista la convinse a farsi togliere
quattro molari e la costrinse alla dieta per una perfetta remise en forme per conferirle un aspetto estremamente drammatico.
Inoltre fu lei stessa a disegnare i costumi, in seguito ridisegnati dal sarto Travis Barton.
Si dice però che le mutande che Marlene indossò nel film se le fece dare da un travestito che aveva visto per strada.
E le curiosità non sono finite qui, nonostante la dieta forzata, Sternberg per nascondere quei chili di troppo, circondò Marlene di attrici decisamente robuste.
Si dice però che le mutande che Marlene indossò nel film se le fece dare da un travestito che aveva visto per strada.
E le curiosità non sono finite qui, nonostante la dieta forzata, Sternberg per nascondere quei chili di troppo, circondò Marlene di attrici decisamente robuste.
Filmografia
Nel 1930 Marlene fece il suo ingresso a
Hollywood, dove poi nel 1933 si rifugeranno anche alcuni tra i migliori attori,
registi ed altri collaboratori del cinema tedesco dell’epoca in fuga dal
nazismo.
La Dietrich iniziò così a recitare in una serie
di pellicole firmate dal suo regista di fiducia, Sternberg, e si fece
fotografare soltanto da Rudolph Maté,
che contribuì a crearle quell’immagine di femme
fatale, raffinata e sensuale con la quale tutti ancora oggi la conosciamo.
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| Scena del bacio omosessuale in "Marocco" |
Il primo film che la consacrò come diva anche
in America fu “Marocco” che le fece
guadagnare la nomination all’Oscar come migliore attrice. Memorabile fu la sua
performance canora in cui vestita da uomo baciò una donna del pubblico, questa
fu una delle prime scene di un bacio omosessuale della storia del cinema.
In “Shanghai
Express” il suo look venne studiato puntigliosamente: i vestiti neri
snellivano la sua siluette, adornata da piume nere di gallo da combattimento
che davano un tocco di lusso ed eleganza. Il ruolo era quello di Shanghai Lily, una prostituta occidentale
d’alto bordo sul treno Pechino-Shanghai.
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| Scena dal film "Shanghai Express" |
Tra i film successivi degni di nota troviamo “L’imperatrice Caterina” e “Capriccio Spagnolo”, in particolare
questo fu l’ultimo film che vide la collaborazione tra a Dietrich e Sternberg.
Per questo film Marlene cercò di darsi un’aria
mediterranea, provando a scurirsi gli occhi con un collirio che dilatava le
pupille. Questo però le impediva di muoversi con disinvoltura sul set, e
rivelando la sua fallimentare trovata a Sternberg lui risolse il problema
dandole una sfumatura bruna mettendo un pezzo di carta che copriva una parte
del riflettore che illuminava il primo piano dell’attrice.
Flirt e passioni al femminile della diva
Intorno al 1934 fece un viaggio in Europa
seguita dai suoi familiari, ma era ormai separata da anni dal suo unico marito,
del resto furono innumerevoli le avventure a cui la Dietrich si dedicava con
amanti di ambo i sessi, infatti spesso la sua vita venne definita scandalosa!
Infatti molti supposero numerosi flirt sia con uomini che con donne, nonostante la maggior parte fossero solo presunti. Eclatanti furono le sue “amicizie affettuose” con la diva Mercedes de Acosta (amante anche di Greta Garbo) e con l’immensa cantante francese Edith Piaf.
Infatti molti supposero numerosi flirt sia con uomini che con donne, nonostante la maggior parte fossero solo presunti. Eclatanti furono le sue “amicizie affettuose” con la diva Mercedes de Acosta (amante anche di Greta Garbo) e con l’immensa cantante francese Edith Piaf.
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| Marlene con la cantante francese Edith Piaf |
Si vociferava che l’incontro con Mercedes avvenne
durante un ricevimento, nella cucina di casa dove la donna si era nascosta
piangendo perché la signorina Garbo la
faceva soffrire. La Dietrich voleva però porgerle un spalla sui piangere e
la invitò a cena a casa sua. Dopo appena qualche giorno la diva iniziò a
scrivere a Mercedes lettere d’amore che cominciavano con “Tesoro mio” o che si chiudevano con la firma “ll principe bianco”.
La relazione si dice durò circa un anno , poi Marlene la lasciò, rifiutando anche di risponderle al telefono, mentre Mercedes, ancora innamorata continuava a tempestarla di appassionate lettere amorose.
Nell'estate del 1939 molti dicono che durante una vacanza sulla Costa Azzurra, Marlene s'innamorò da lontano, avvistandola sul suo yacht, dell'ereditiera americana Jo Castairs. Ne nacque una breve relazione e pare proprio che Jo fosse l'unica che potesse permettersi di chiamare Marlene "baby".
La relazione si dice durò circa un anno , poi Marlene la lasciò, rifiutando anche di risponderle al telefono, mentre Mercedes, ancora innamorata continuava a tempestarla di appassionate lettere amorose.
Nell'estate del 1939 molti dicono che durante una vacanza sulla Costa Azzurra, Marlene s'innamorò da lontano, avvistandola sul suo yacht, dell'ereditiera americana Jo Castairs. Ne nacque una breve relazione e pare proprio che Jo fosse l'unica che potesse permettersi di chiamare Marlene "baby".
Queste seppur fossero solo voci, non vennero
mai smentite né dalle interessate né dalla stessa Marlene, né tantomeno dalle
case cinematografiche che erano invece impegnate ad animare i pettegolezzi per
poterne trarre guadagno.
Ad ogni modo, che questi flirt fossero veri
oppure falsi, la presunta bisessualità
di Marlene interessò molto i suoi collaboratori cinematografici, tanto che
spesso vollero che recitasse in abiti maschili.
La cittadinanza americana e la seconda guerra mondiale
Dopo sette anni di permanenza negli USA le venne conferita ufficialmente la cittadinanza. Con gli States collaborò durante la seconda guerra mondiale e a partire dal 1944 tenne diversi spettacoli di intrattenimento per le truppe americane. Famosissima fu la sua interpretazione della celeberrima canzone “Lili Marleen”, che cantava indossando un’uniforme di sua creazione, questo brano sarebbe diventato poi il suo cavallo di battaglia.
Dopo sette anni di permanenza negli USA le venne conferita ufficialmente la cittadinanza. Con gli States collaborò durante la seconda guerra mondiale e a partire dal 1944 tenne diversi spettacoli di intrattenimento per le truppe americane. Famosissima fu la sua interpretazione della celeberrima canzone “Lili Marleen”, che cantava indossando un’uniforme di sua creazione, questo brano sarebbe diventato poi il suo cavallo di battaglia.
Lili Marleen
Il testo della canzone venne preso da un poemetto dal nome “La canzone di una giovane sentinella” che un giovane scrittore tedesco Hans Leip soldato durante la Prima guerra mondiale, scrisse prima di partire per il fronte russo. Questo poemetto venne estrapolato da un volume di poesie intitolato “Die Harfenorgel”. Il nome Lili Marleen venne fuori dall’unione del nome della sua ragazza con quello di un giovane infermiera, Marleen.
Il testo della canzone venne preso da un poemetto dal nome “La canzone di una giovane sentinella” che un giovane scrittore tedesco Hans Leip soldato durante la Prima guerra mondiale, scrisse prima di partire per il fronte russo. Questo poemetto venne estrapolato da un volume di poesie intitolato “Die Harfenorgel”. Il nome Lili Marleen venne fuori dall’unione del nome della sua ragazza con quello di un giovane infermiera, Marleen.
La canzone attirò l’attenzione del musicista Norbert Schultze che la musicò nel 1938
La prima registrazione fu quella cantata da Lale Andersen con il titolo “Das Mädchen unter der Laterne” (“La
ragazza sotto il lampione”), dal 1939 in poi venne chiamata “Lili Marleen”.
Inizialmente la canzone non ebbe molto successo, ma cominciò ad avere popolarità in seguito alla trasmissione da parte di una radio militare tedesca che nel 1941 la diffuse. Sempre nello stesso anno fu trasmessa anche dall’emittente militare Radio Belgrado, sotto l’occupazione nazista della stazione radio per intrattenere l’esercito tedesco. La canzone ebbe però non pochi ostacoli, infatti il ministro della propaganda Joseph Goebbels ne proibì la diffusione, poco dopo però le lettere di protesta dei soldati che la richiedevano a gran voce ne sancirono la definitiva rimessa in onda, addirittura tutte le sere alle 21:55, a chiusura dei programmi.
Il brano ebbe un significato simbolico perché fu adottata da tutti i ragazzi che andavano a morire a decine di migliaia, pensando magari alla loro 'Lili' lasciata chissà dove. Una canzone, insomma, che riuscì a unire migliaia di persone che stavano combattendosi accanitamente. Una canzone universale di fratellanza di soldati che condividevano lo stesso terribile destino. Era cantata negli ospedali militari e trasmessa da enormi altoparlanti, assieme a notizie di propaganda; era cantata per le strade. Era cantata al fronte, da entrambe le linee. Il tema del soldato che pensa al suo amore è universale.
Inizialmente la canzone non ebbe molto successo, ma cominciò ad avere popolarità in seguito alla trasmissione da parte di una radio militare tedesca che nel 1941 la diffuse. Sempre nello stesso anno fu trasmessa anche dall’emittente militare Radio Belgrado, sotto l’occupazione nazista della stazione radio per intrattenere l’esercito tedesco. La canzone ebbe però non pochi ostacoli, infatti il ministro della propaganda Joseph Goebbels ne proibì la diffusione, poco dopo però le lettere di protesta dei soldati che la richiedevano a gran voce ne sancirono la definitiva rimessa in onda, addirittura tutte le sere alle 21:55, a chiusura dei programmi.
Il brano ebbe un significato simbolico perché fu adottata da tutti i ragazzi che andavano a morire a decine di migliaia, pensando magari alla loro 'Lili' lasciata chissà dove. Una canzone, insomma, che riuscì a unire migliaia di persone che stavano combattendosi accanitamente. Una canzone universale di fratellanza di soldati che condividevano lo stesso terribile destino. Era cantata negli ospedali militari e trasmessa da enormi altoparlanti, assieme a notizie di propaganda; era cantata per le strade. Era cantata al fronte, da entrambe le linee. Il tema del soldato che pensa al suo amore è universale.
Il tramonto della grande diva
Dal 1954 in poi la carriera cinematografica di Marlene subì un forte declino, tanto che su consiglio del commediografo Noël Coward si esibì in spettacoli in cui cantava le canzoni tratte dai suoi film. Lo show venne portato in giro per tutto il mondo acclamato e ben ripagato. Alla fine degli ani ’50 provò ancora una volta di non aver perso le doti di attrice che tanto la resero grande recitando nei classici “Testimone d’accusa” e “Billy Wilde”.
Secondo alcune voci la salute dell’artista cominciò a diventare cagionevole intorno al 1972 durante uno spettacolo al Queen’s Theatre di Londra, cadendo dopo un’uscita di scena. Altre successive cadute compromisero maggiormente le sue condizioni.
Marlene decise di ritirarsi dalle scene intorno al 1975. Solo tre anni dopo fu convinta a ritornare un’ultima volta per interpretare il ruolo della baronessa nel film “Gigolò” al fianco del grande David Bowie.
Dal 1954 in poi la carriera cinematografica di Marlene subì un forte declino, tanto che su consiglio del commediografo Noël Coward si esibì in spettacoli in cui cantava le canzoni tratte dai suoi film. Lo show venne portato in giro per tutto il mondo acclamato e ben ripagato. Alla fine degli ani ’50 provò ancora una volta di non aver perso le doti di attrice che tanto la resero grande recitando nei classici “Testimone d’accusa” e “Billy Wilde”.
Secondo alcune voci la salute dell’artista cominciò a diventare cagionevole intorno al 1972 durante uno spettacolo al Queen’s Theatre di Londra, cadendo dopo un’uscita di scena. Altre successive cadute compromisero maggiormente le sue condizioni.
Marlene decise di ritirarsi dalle scene intorno al 1975. Solo tre anni dopo fu convinta a ritornare un’ultima volta per interpretare il ruolo della baronessa nel film “Gigolò” al fianco del grande David Bowie.
La grande diva morì dopo circa otto anni di
immobilizzazione a letto, il 6 maggio 1992.
-Articolo di Rosita De Tommaso (for collaborations and infos contact me by e-mail detommasorosita@gmail.com)











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